I Circoli della Margherita - TRIESTE SANITÀ


Luned́, 21 Maggio 2012

Relazione politico-programmatica sulla situazione del "pianeta sanità" a Trieste (11 novembre 2003)

[A cura del Dott. Vincenzo Livia]

Relazione al primo congresso provinciale della Margherita.


Ringrazio la presidente e gli amici della Margherita che mi hanno invitato a presentare una relazione politico-programmatica sulla situazione del "pianeta sanità" a Trieste.

Parlare di sanità è sempre molto difficile perché a differenza di tanti altri temi, sulla sanità ognuno di noi si fa giornalmente un suo parere, a secondo del trattamento ricevuto, così le segnalazioni de Il Piccolo sono piene di denuncie di disservizi e di elogi per lo splendido trattamento.

Dove sta la verità?

Funziona il sistema sanitario a Trieste?

Dico subito a scanso di fraintendimenti che funziona.

Al di fuori di casi singoli di disservizi il sistema tiene anche perché la concorrenza privata non è ad un livello di competitività pericoloso per il sistema sanitario pubblico.

Quello che mi preoccupa è fino a quando funzionerà?

Oggi siamo alle strette, l'attuale gestione si limita all'ordinaria amministrazione, risparmia di qua e di là, ha i conti in ordine ma a che prezzo per l'utente e per l'operatore sanitario?

La peculiarità del sistema sanitario a Trieste è quello di essere incentrato sul paziente anziano, ed è ipocrita dire che questo è una risorsa, che Trieste è un laboratorio per quello che diventerà il sistema sanitario in tante zone d'Italia in cui l'anziano e la sua patologia sarà centrale.

Il paziente anziano è un problema complesso, coinvolge la famiglia, l'assistenza sociale, l'ospedale, l'assistenza territoriale.

Il peso del paziente anziano non può essere lasciato alla famiglia, perché questa si è profondamente trasformata.

La famiglia rurale in cui l'anziano viveva e faceva parte integrante della stessa non esiste se non in piccoli centri e non certo a Trieste città, per cui molto spesso l'anziano vive solo, usufruendo di assistenza comunale, di visite dei famigliari, di badanti, ma per lo più è solo.

Quando si ammala gioco forza l'unico rifugio assistenziale, sociale, umano è l'ospedale.

L'ospedale che ognuno di noi sogniamo è un luogo in cui medici ed infermieri si occupano di te, dei tuoi bisogni, dove qualcuno sa darti con le parole ed i fatti, sostegno, cure e speranza.

Invece ti trovi in una barella per ore in attesa di un posto letto, vieni trasferito e sballottato, ospite in un reparto che non è quello previsto, gli operatori ti assicurano solo un'assistenza di base, indaffarati come sono con i propri pazienti. Poi finalmente arriva un medico che si occupa di te ma domani non sarà lo stesso medico a seguirti e così di seguito fino a quando verrai dimesso.

Il rapporto medico paziente, che era il cardine dell'arte di fare medicina, non esiste più.

Il triste sistema, forse solo triestino, del paziente ospite in altri reparti svilisce questo rapporto ad un incontro occasionale.

La logica perversa che per risparmiare bisogna adoperare tutti i posti dell'ospedale permette ad un anziano con la broncopolmonite di essere ricoverato in ortopedia, ed uno con lo scompenso cardiaco in urologia. Ma così si risparmia. Ma sulla pelle di chi si risparmia?

Fino a quando è possibile far sopportare tutto ciò al cittadino utente che paga fior di tasse?

Fino a quando permetteremo ai contabili di gestire la salute pubblica, e mi chiedo fino a quando sarà possibile risparmiare ?

È di poche settimane fa l'articolo in cui il nostro assessore alla sanità annuncia per i prossimi anni una nuova purga di posti letto non nuovi investimenti per la sanità ulteriori razionalizzazioni e accorpamenti, con il fine ultimo del risparmio ad ogni costo.

L'operatore sia medico o infermiere vive questo disagio sulla propria pelle, siamo a ritmi di catena di montaggio, fuori uno dentro l'altro, certe volte non c'è tempo quasi per rifare il letto.

Appena possibile chi può va via da un lavoro depersonalizzato e senza costrutto.

Se questa è la situazione caotica di Cattinara, al Maggiore si vive in una situazione diversa, il pronto soccorso è stato dichiarato non idoneo a trattare casi cardiologici, altra idea strana, non trova riscontro in nessuna parte d'Italia un pronto soccorso che non può trattare casi cardiologi per legge. I reparti del maggiore vivono una situazione ottimale in quanto non pressati delle richieste continue di ricovero. Stiamo spendendo cifre enormi per ristrutturare un complesso che pare stia scivolando verso l'abbandono vista la scarsa utenza che vi afferisce.

Il Burlo è sempre in ricerca di fondi, ricerca che pare non abbia mai fine, pare non lo si voglia far crescere. Adesso la nuova trovata del nuovo complesso dedicato da costruire vicino a Cattinara, perché, per risparmiare sul laboratorio che potrebbe essere unico per tutti, per risparmiare sui servizi che potrebbero essere condivisi. Milioni di euro da spendere per risparmiare quanto? Aspettiamo che queste cifre vengano fuori. Nel frattempo spendiamo per ristrutturare il complesso ospedaliero del Burlo e posso dire con buona riuscita, e allora perché cambiare?

Forse perché l'area del Burlo rappresenterebbe un buon investimento immobiliare.

L'azienda territorio è in grande spolvero, le cifre parlano chiare, in grande espansione per i propri servizi, e per numero di utenti trattati a domicilio. Ma mi chiedo perché tutto questo non si ripercuote sulla quantità di pazienti che afferiscono all'ospedale e che richiedono ed ottengono il ricovero.

Forse perché l'assistenza domiciliare si occupa di pazienti che non richiedono grande impegno per la propria gestione, medicazioni, clismi, prelievi ed altre prestazioni che sono importanti ma poche volte determinano la rinuncia al ricorso all'ospedale. Per lo meno la sensazione che a scapito di un continuo drenaggio di infermieri dall'azienda ospedaliera, già in questo molto carente, non ci sia quel ritorno in termini di diminuzione di ricoveri che ci si aspetta e che tutti auspichiamo.

Cosa possiamo fare prima di costringere il cittadino a rivolgersi a strutture private per avere considerazione e speranza?

I correttivi ci sono solo se non ci limitasse alla normale amministrazione e si avessero idee.

Mi permetto di suggerirne alcune, una prima di carattere filosofico culturale:

Dobbiamo rimettere l'uomo al centro del programma sanitario.

Trasferimento al Maggiore dei due residui reparti di medicina ospedalieri e creazione di un polo medico-geriatrico-riabilititativo a valenza di vero laboratorio per la sanità della terza età con integrazione psicosociale di recupero dell'anziano.

Creazione di un poliambulatorio polispecialistico, al Maggiore, per facilitare l'utenza cittadina che trova di difficile approccio arrivare sino a Cattinara .

Trasferimento della clinica oculistica ed odontostomatologica a Cattinara e finalmente la creazione del Policlinico Universitario cosa che è presente in ogni sede universitaria e il cui nome a Trieste induce proteste strumentali e senza senso.

Migliorare la politica del personale, per esempio con la creazione di un asilo nido in ospedale per quelle neo mamme che potrebbero tranquillamente lavorare se sapessero a chi lasciare il proprio bambino.

Evitare il triste primato dei paziente fuori reparto tornando ad investire sull'ospedale per dare risposte di qualità al paziente e non solo un posto letto.

I centri d'eccellenza non si fanno solo con la gestione ordinaria ma dando agli operatori la serenità nel proprio lavoro, e non facendoli lavorare in continua emergenza.

Un ultimo appello da questa sede, vista la mobilitazione di 40 sigle sindacali mediche contro la finanziaria con Anaao in testa, per un ritorno alla politica sindacale attiva del responsabile dell'Anaao ormai da troppo tempo assente dalle scene sindacali per la gestione del nuovo incarico a cui è stata comandata.

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